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A Milano oggi piazza piena per i funerali civili di Lea Garofalo, la testimone di giustizia che si ribellò alle cosche e che per questo motivo fu uccisa nel capoluogo lombardo nel 2009. L’Emilia-Romagna è terra di colonizzazione mafiosa storica, eppure gesti del genere gli enti pubblici mai li hanno realizzati. Non che manchino le occasioni, basta pensare alle minacce di cui sono oggetto i giornalisti come Giovanni Tizian che qui nelle nostre terre scrivono di mafia.

Quello del funerale pubblico potrà forse sembrae un atto inutile e vano, ma non lo è. Perchè si fa emergere il nascosto, il non detto, l’omertà in cui vive e prolifera la mafia.
Come per tutte le violenze, il primo vero ostacolo da superare, quello che crea l’humus in cui la sopraffazione prospera è il silenzio. Rompere il silenzio deve essere l’obiettivo, e con un gesto di piazza come milanese almeno per un giorno, almeno quello mediatico si rompe.

A Bologna e Modena in particolare, ma in tutta l’Emilia-Romagna tanti, tra forze dell’ordine, magistrati e associzioni combattono ogni giorno contro questa terribile delinquenza. Lo fanno senza avere gli onori delle copertine, senza pubblici encomi. Con un dipendio di risorse – ho potuto osservare come giornalista – davvero notevole.

Un gesto corale, promosso dal Comune potrebbe aiutarli.
Potrebbe farli sentire meno soli, Potrebbe rompere il silenzio anche qui.

antonella_dibattiti Antonella Cardone

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