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Chiedimi se sono felice. Mi sembra di sentirli centinaia, forse migliaia di ragazzi che sono espatriati per necessità. Grandi cervelli, grandi capacità, che hanno regalato il loro talento a un Paese straniero che sa valorizzarli meglio di un’Italia capace solo di dibattere sul niente.

Ecco perché di fronte al vecchio che si ricicla – per l’ennesima volta – alla Leopolda, rispondo così, con una lettera alla Merkel…

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Egregia Cancelliera,

Sono un giornalista. Mi scuserà se mi rivolgo a Lei in italiano. Purtroppo non conosco il tedesco, ma era troppo forte il desiderio di scriverLe. In Italia, come Lei sa, stiamo vivendo un periodo più che tribolato, che sta facendo emergere in maniera allarmante tutte le contraddizioni del nostro Paese: istituzioni inadeguate, politici incapaci, scarso attaccamento alla cosa-pubblica.

La disoccupazione giovanile sfiora il 40 per cento. E chi lavora lo fa a singhiozzo, nel più totale caos: niente tutele, pagamenti in nero, stage non retribuiti, contratti di due-tre mesi, condizioni degne dell’epoca feudale. Mentre ci avviamo inesorabilmente verso il declino, qui non si fa altro che parlare dei problemi giudiziari di Silvio Berlusconi, di ius soli, di abolizione del reato di clandestinità, di nuove tasse, di palliativi economici meno utili dell’acqua fresca. Intanto il Paese muore, nell’indifferenza del Palazzo. Una situazione – lo dico da cronista, ma ancor più da 29enne – avvilente, triste, che mi regala – giorno dopo giorno – la consapevolezza che l’Italia sia finita. A dirla tutta forse non è mai iniziata. Sono un grande ammiratore della Germania e provo un’enorme stima per il vostro senso di appartenenza, per il rigore con cui gestite la cosa pubblica, per l’educazione dei vostri cittadini, per l’efficienza dei vostri apparati amministrativi, efficienza che si traduce in buona vita per i tedeschi. Ho visto Berlino, Monaco. Ho sorseggiato ottime birre nei vostri pub, ho assaporato i piatti della tradizione bavarese, ho visto i vostri giovani fieramente vestiti in abiti tipici. Ma soprattutto: ho conosciuto decine di miei connazionali emigrati, stupiti nel constatare di essere più tutelati in terra straniera che nel proprio paese natale. Per questo (mi rendo conto che potrà sembrarLe strano e paradossale), sono a chiederLe – visto che l’Europa oggigiorno ha il potere decisivo di condizionare scelte e orientamenti dei singoli Stati – di ‘mettere mano’ alla situazione italiana, in forza dei buoni auspici, della credibilità e del ‘peso politico’ di cui gode la Germania in sede comunitaria.
Voglio essere franco e diretto: vorrei che fosse la Germania a governare la nostra ripresa. Mi spaventa che il timone della barca italica sia in mano a chi – volto più, volto meno – ha contribuito ad affossare il nostro Paese. Questa gente può solo governare il fallimento.
Certo della Sua attenzione, Le porgo distinti saluti

Filippo Manvuller

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One thought on “La mia risposta alla Leopolda, lettera alla Merkel…

  1. l’ultima volta che la Germania ha “messo mano” nel nostro paese non è che abbia lasciato bei ricordi (seconda guerra mondiale). Ma perchè invocare il cavaliere bianco, l’aiutino dal pubblico? Davvero non siamo in grado di risollevarci da soli?

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