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Lealtà, sost. f.

Lealtà è una parola che ho utilizzato poco nella mia vita, anche se spero di non essere stato troppo sleale; chi mi conosce immagino possa confermarlo o smentirlo.
Al di là del valore – ovviamente lodevole e commendevole – è proprio questa parola che ho poco frequentato; visto che adesso mi sono messo di impegno a scrivere un dizionario, credo sia una lacuna da colmare.

Come parola preferisco “fedeltà”: e infatti sono fedele a mia moglie e sono fedele alle mie idee; in quest’ultimo caso so che più d’uno preferisce dire che sono testardo, cocciuto, visto che alle mie idee sono particolarmente affezionato e non sono disposto a cambiarle, benché godano attualmente di pochissima fortuna.

Non sono neppure disposto a cambiare mia moglie, ma questo è ancora accettato, nonostante anche questa pratica di cambiare il coniuge sia ampiamente praticata e ben vista in società; come noto ci sono dei difensori così accesi della famiglia che hanno deciso di averne due.

Forse la mia difficoltà a utilizzare la parola “lealtà” ha un qualche riflesso nell’etimologia.
L’aggettivo “leale” arriva nell’italiano dal provenzale leialz ed è affine al francese loyal, entrambi derivati dal latino legalem; evidentemente il mio inconscio fatica ad associare il concetto di lealtà con il mondo della giustizia e degli avvocati.

Un mio limite, naturalmente.

Se devo associare l’aggettivo “leale” a qualcuno mi viene in mente un gangster, che nonostante sia un notorio criminale, è leale alla sua banda; o insomma qualcosa del genere.

Immagine

I comici Ale e Franz mentre interpretano i gangster Ginn e Fizz

Queste ultime riflessioni mi portano dritte dritte al motivo per cui ho scelto questa parola.

In Italia infatti è nato da pochissimi giorni un nuovo partito: i lealisti. Per inciso in questo nuovo partito sono numerosi i legali, e anche i gangster; quindi vedete che l’etimologia è una scienza meno inutile di quello che può sembrare a qualcuno che non la pratica costantemente.

Il programma dei lealisti è invero piuttosto semplice, e proprio questa semplicità, questa estrema sintesi degli obiettivi, ha fatto sì che nel neonato partito, insieme alle due categorie di cui ho parlato prima, trovassero immediatamente posto persone che faticano a elaborare un più complesso disegno politico, persone che possono tenere a mente un solo concetto alla volta.

Infatti il programma dei lealisti è formato da un solo, unico, punto: essere leali.

Da qui tutto discende. La lealtà ad esempio ti permette di discernere anche le esatte generalità anagrafiche di una persona: pensate che c’era qualche povero di spirito che non riusciva a capire il legame di parentela tra una giovane professionista dell’Africa settentrionale e il presidente dell’Egitto; i lealisti, proprio in virtù e in forza della loro lealtà, hanno subito capito che si trattava di zio e nipote.

La lealtà evidentemente fa miracoli.

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4 thoughts on “Verba volant / Lealtà

  1. In effetti la lealtà non è un valore di per sé, ma dipende dall’oggetto o dall’idea o dalla persona cui ci si professa leali. Il lealismo, poi, è un’altra cosa, spesso affine a un atteggiamento reazionario…

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