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Pomì

Questa è pubblicità. Neanche troppo occulta, anzi, spudorata. Pomì – noto brand di conserve e salse di pomodoro – ha lanciato la sua campagna ‘nordista’ a favore dei propri prodotti. Su pagine di giornali e on line gira la reclame: la sagoma dell’Italia, con evidenziate Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte e al centro un pomodoro. In alto la scritta: “Solo da qui. Solo Pomì”.

Al netto del messaggio: se il signor Pomì voleva far parlare di sé ci è riuscito alla grande. Su Facebook il popolo meridionale (e non solo) ha fatto il diavolo a quattro: sfruttata la tragedia della valle dei fuochi, anche la pianura padana non è un gioiello quanto a inquinamento, i propri gusti vanno lasciati da parte. Ancora: accuse di speculazione a go go, commenti indignati, qualcuno che non si sorprenderebbe in caso di azioni di violenta protesta nei supermercati.

L’azienda, per bocca del dg Costantino Vaia, ha replicato a stretto giro di posta: “Ci teniamo a ribadire i valori di legalità e tutela ambientale che stanno alla base del nostro lavoro  e dunque a chiarire da dove arrivano i pomodori che usiamo. E’ un’esigenza ad esempio molto sentita su mercati come quello inglese o americano dove siamo presenti da tempo. E’ anche una rivendicazione del made in Italy di fronte all’invasione dei pomodori cinesi”

Pomì è un marchio territoriale che ha fatto del chilometro zero una bandiera, anche pubblicitaria. Fa così schifo che ami associare il proprio brand al territorio di provenienza?

Nessuna dietrologia, nessuno sciacallaggio sulle disgrazie del meridione, solo la fiera appartenenza a una terra che vanta un prodotto di ottima qualità anche se, ahinoi, sempre più carente, a causa delle condizioni di mercato. A Piacenza il comitato per Expo2015 sta addirittura pensando di fare del proprio ‘oro rosso’ (così lo chiamano dalle nostre parti) una bandiera per attrarre visitatori e imprenditori da tutto il mondo, visto che dietro al pomodoro c’è una filiera cortissima, modello del tanto sbandierato chilometro zero, che per noi è un valore. Al Nord, in pochi lo sanno, si è anche costituito da anni il distretto del pomodoro da industria, che riunisce le province di Parma, Piacenza, Cremona e Mantova. Ne fanno parte istituzioni, produttori, associazioni agricole e aziende di trasformazione. A chi non si scandalizza di questo fiero orgoglio campanilista è rivolto l’invito a partecipare al “tomato congress”, in programma dall’8 all’11 giugno 2014 sul lago di Garda, un gioiellino incastonato tra Lombardia, Veneto e Trentino.

I maestri della dietrologia e quelli del sospetto si tengano le loro congetture, che noi ci teniamo – e ci gustiamo – il nostro pomodoro. Come? Vogliono boicottarlo? L’azienda esporta in tutto il mondo, perché paradossalmente all’estero sanno riconoscere e apprezzare il valore dei nostri prodotti meglio di quanto non sappiano fare gli italiani, pasticcioni, polemici e perennemente litigiosi.

Filippo Manvuller

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One thought on “Pubblicità progresso, Pomì, sei buono così

  1. Ah, se anche al Sud fossimo così bravi col marketing… ma forse lo si fa apposta. I prodotto buoni dell’agricoltura è indiscutibile provengano dal meridione, questione di quantità di sole. Al Sud se li tengono per loro, li mettono in vendita a basso prezzo e sono contenti così. Del resto, se al Nord la gente è contenta di mangiare frutta e ortaggi che non hanno sapore, contenti loro!

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