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Se fosse un film si chiamerebbe “ossessione-Milano”. Mentre il Motor Show emigra nel capoluogo lombardo, a Reggio Emilia il cda delle fiere si è spaccato sulla possibilità di stringere accordi proprio con gli spazi espositivi meneghini. A Piacenza il presidente dell’ente fieristico, Angelo Manfredini, ha annunciato ieri che “serve un aumento di capitale” per ottenere qualcosa di buono in chiave Expo 2015.

E qui Milano torna, come un incubo. E divide. C’è chi si vuole aprire e chi si chiude a riccio. Nel caso del Motor Show c’è da capire un certo campanilismo, la rassegna motoristica in salsa lombarda ha il sapore amaro dell’affronto verso il popolo felsineo e minaccia di scatenare una crisi tra istituzioni.

Di certo c’è che tra due anni la tanto vituperata Milano ospiterà una rassegnetta da 20 milioni di presenze. Si chiama “Esposizione universale”, riguarda il cibo – tema su cui l’Emilia Romagna non è seconda a nessuno – durerà sei mesi e richiamerà 138 Paesi, ma soprattutto: porterà migliaia di posti di lavoro. Ora si tratta di capire se vogliamo rimanere relegati in piccoli orticelli o pensare che c’è un’opportunità a cui attingere. La politica deve fare una scelta di campo.
PS. Quel “Save the date” che campeggia sui manifesti del nuovo Motor Show milanese sa proprio di pernacchia a Bologna. C’è di che indignarsi. Sì, ma con gli amministratori bolognesi.

Filippo Manvuller

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