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Family

Partiamo da un principio: ogni bambino ha diritto a un padre e a una madre. Si nasce da genitori di sesso opposto e con loro si rimane, se sono adeguati al loro ruolo e se, malauguratamente, non sono morti. Non si capisce quindi per quale ragione lo Stato debba andare contro i diritti, affibbiando a un bambino un doppione del padre o un doppione della madre. Eppure il tribunale dei minori di Bologna ha deciso proprio questo.
Per la Lega è “una mannaia calata sulla famiglia”, per Sel un “segnale inarrestabile di evoluzione”, per il Pd non si sa (visto che come al solito si registrano pareri discordanti tra cattolici e oltranzisti). Per l’Arcigay un “fatto molto positivo”, anche perché “stabilisce che una coppia gay è una famiglia come le altre”. E finalmente si gioca a carte scoperte.
Che due persone dello stesso sesso stiano insieme è cosa che non scandalizza più nessuno. E se scandalizza è il caso di farsene una ragione (e magari consultare uno specialista). Ma non è accettabile che, per il solo fatto di essere omosessuali, si possa sventolare ogni sorta di diritti.
E poi un figlio non esiste come ‘diritto’. Esiste come dono (tra uomo e donna) e come possibilità (tant’è che vi possono essere impedimenti oggettivi). Se questo vale per gli eterosessuali – unici in grado di poter mettere al mondo un pargolo – deve valere anche per chi etero non è.
Detto questo: dopo aver fatto fuori mamme e papà sostituendoli con genitore 1 e 2, quasi la famiglia tradizionale debba vergognarsi di esistere, ora ci vogliono pure convincere che in natura due uomini e due donne siano in grado di procreare. Qui Dio e la Bellezza del Creato non c’entrano niente. C’entra solo il buon senso. E al primo che mi dice che sono bacchettone o baciapile rispondo che sono per l’apertura delle case chiuse, non mi scandalizzo davanti a un porno e non disdegno i matrimoni omosessuali. Ma a due uomini che concorrono a fare i padri preferisco due genitori di sesso diverso che sappiano fare ciascuno il proprio dovere: quello di mamma e papà.

Filippo Manvuller

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3 thoughts on “Affido a gay. Quant’è triste un padre che recita

  1. Ciao Filippo ;
    condivido il tuo articolo sull’assurdità dell’adozione da parte di coppie omosessuali. Unica cosa che mi permetto di contraddire è relativa al tuo “non disdegnare i matrimoni omosessuali” ma semplicemente perchè non sono matrimoni in quanto, anche se gli stati tentano di legittimarlo, sono eventi illogici e profondamente innaturali.
    Matrimonio e omosessualità sono infatti due parole e due concetti che si escludono a vicenda. Il matrimonio non è un legame affettivo, ma un contratto sociale. Non riguarda il sesso, ma la vita. Più precisamente è un’istituzione di carattere giuridico-morale destinata alla propagazione del genere umano e alla costituzione della famiglia.
    L’omosessualità è un legame sessuale tra individui dello stesso sesso, di sua natura infecondo, e che perciò non può portare alla costruzione di una famiglia. La famiglia è una società che ha la finalità primaria di trasmettere la vita e di educare i figli. Proprio perché essa è fonte di vita e di nuove relazioni umane costituisce la cellula fondamentale e insostituibile della società. Tutti i filosofi e i pensatori politici lo hanno affermato, ma è stata soprattutto la storia a confermarlo. Ben prima del Cristianesimo, nella antica Roma, la familia era la cellula della civitas, e il matrimonio assicurava la stabilità sociale, costituendo, secondo la efficace definizione di Cicerone, il seminarium rei publicae (De Officiis, I, 54), il modello di tutta la società che dalla famiglia nasce e dalla famiglia si espande.
    Il Cristianesimo elevò il matrimonio a sacramento e quando l’Impero Romano crollò, travolto dai barbari, la sola realtà che sopravvisse e che costituì la base della società che nasceva, fu la famiglia. La nascita delle nazioni europee, all’alba dell’anno Mille, coincide con lo sviluppo dell’istituzione familiare. La richiesta di legalizzazione del cosiddetto “matrimonio gay” è quindi in realtà una rivendicazione sociopolitica che mira esclusivamente a togliere alla famiglia la protezione sociale che essa ha fino ad oggi avuto in Occidente in ragione della sua insostituibile funzione sociale. Sotto questo aspetto, il cardine dell’ideologia omosessualista non sta in ciò che afferma, ma in ciò che nega, non in ciò che dice di volere, ma in ciò che realmente aborre: in una parola non nella rivendicazione del matrimonio e dell’adozione di bambini, ma nella volontà di espropriare la famiglia dai diritti e dai privilegi che in molti Paesi, come l’Italia, ancora vengono accordati a questa istituzione dalle leggi e dalla costituzione. La rivendicazione del “matrimonio omosessuale” è proprio per questo inscindibile dall’introduzione del reato di omofobia. L'”orgoglio omosessuale” si propone di capovolgere la prospettiva sociale del matrimonio e trattare come “anormali”, “devianti”, “indegni”, gli omofobi, ovvero tutti coloro che criticano l’omosessualismo per affermare il primato della famiglia naturale. Ma i diritti fondamentali, a cominciare dalla libertà di espressione, oggi sono garantiti a tutti dalla legge, compresi gli omosessuali. Se la legge sull’omofobia, su cui esiste “larga intesa” nel nostro parlamento, andasse in porto, il diritto della libertà di espressione sarebbe negato solo ai difensori dell’ordine tradizionale. Il “matrimonio omosessuale” diventa un grimaldello per scardinare i principi del diritto naturale e non per dare più diritti a persone che già li hanno per il fatto di essere “persone” e non “oggetti”. La ragione per cui gli ugualitaristi sono obbligati a soffocare la libertà è che l’uguaglianza assoluta in natura non esiste, e non esiste proprio perché esiste una natura oggettiva e inestirpabile. Le astrazioni possono essere imposte solo con la forza, ma la natura, quando è violentata, si ribella. Gli omosessualisti tenteranno invano di cancellare la distinzione sessuale tra uomini e donne, così come i giacobini tentarono invano di distruggere la religione e i comunisti di liquidare la proprietà privata. Non è possibile abolire per decreto il fatto che si nasce geneticamente maschi o femmine, all’interno di una determinata famiglia, in un Paese, che ha una sua cultura e una sua tradizione.
    Nella parola tradizione si racchiudono i princìpi fondanti di una civiltà, fondati sulla filosofia dell’essere e percepiti dal senso comune. Il senso comune, come spiega il padre Réginald Garrigou-Lagrange, in una sua opera classica, consiste in un certo numero di princìpi evidenti che ci permettono di distinguere il bene dal male, il vero dal falso, il bello dal brutto, un essere dall’altro essere e la realtà dal nulla. Si tratta di una filosofia anteriore alla filosofia, perché si trova spontaneamente in fondo a tutte le coscienze. Vita e famiglia sono principi non negoziabili proprio perché radicati nella filosofia dell’essere e nella legge naturale.
    Gli uomini hanno inclinazioni interiori verso la verità e il bene, da cui derivano i contenuti e i precetti della legge naturale. Agire secondo natura significa agire secondo ragione, perché la natura non va intesa in senso fisico-biologico, ma metafisico e morale. Dietro le iniziative in difesa della vita e della famiglia, in America e in Europa, c’è una filosofia dell’essere e c’è soprattutto la ferma convinzione che la legge divina e naturale non possa rimanere confinata all’ambito privato, ma debba proiettarsi nella sfera pubblica per ricostruire l’ordine civile oggi sfigurato.

  2. D’altro canto è di mamma che ce n’è una sola. Di padri la saggezza popolare non ha mai specificato non potessero essercene un paio… 😉
    Scherzi a parte giova ricordare che in questo caso specifico, se non vado errato, si tratta di affido e non di adozione. In tal senso parlare di “padre e madre” è suggestivo ma non corretto. La famiglia originale non cessa di esistere ma, in quanto per qualche motivo instabile, gli si affiancano temporaneamente figure di appoggio per dare sostegno educativo e affettivo al minore.

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