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Ci risiamo. Ci hanno preso per la pattumiera d’Italia.

Una simpatica postilla alle legge di stabilità made in governo Letta dispone la promozione di  una “rete nazionale integrata di impianti di incenerimento”.

In Emilia – Romagna operano full time 16 discariche e 8 inceneritori. A Forlì battiamo tutti e ne contiamo due: il primo, dislocato poco distante dal centro storico, è di proprietà di Herambiente mentre il secondo vanta una gestione “privata” e smaltisce rifiuti ospedalieri.

Detto ciò, l’obbligatorietà della normativa europea e il buon senso di  molti amministratori locali hanno definito nel lungo periodo cambiamenti sostanziali nella gestione e nel trattamento dei rifiuti solidi urbani.  Differenziamo di più, ricicliamo di più e diamo più importanza all’impatto ambientale e all’autosufficienza territoriale nel percorso di smaltimento dei rifiuti.  Siamo – come si usa dire – sempre più virtuosi.

Peccato che a Roma se ne freghino del nostro impegno e – com’è come non è – finiscano sempre per mettercelo in quel posto.

Il sud Italia, si sa, è affetto da un’incapacità cronica nell’intraprendere politiche ambientali  che scavalchino il vecchio modello del bruciare a tutto spiano. Producono rifiuti a man bassa e non differenziano. Non parliamo poi del “porta a porta” che credo ricordi loro la trasmissione di Bruno Vespa e null’altro…

In Emilia – Romagna ci sbattiamo per suddividere il vetro dalla plastica e l’umido dalla carta, riducendo progressivamente l’utilizzo malsano degli inceneritori con un occhio di riguardo alla nostra salute e a quella dei nostri figli.

Ma il “genio romano” è dietro l’angolo e, per sopperire al virtuosismo emiliano – romagnolo e dare un colpo al cerchio e una alla botte, ha deciso di spedire l’immondizia prodotta nel meridione nelle discariche della nostra regione. Insomma, poiché questi benedetti inceneritori non li facciamo lavorare abbastanza e addirittura, così facendo, abbattiamo l’emissione di tossine e gas nocivi, si è ben pensato di far girare l’economia ambientale qui al nord e rimpinzare i nostri impianti di pattume meridionale.

E voilà! Aspettiamoci quindi flussi “migratori” di rifiuti extra regionali nelle nostre discariche, camion di pattumiera provenienti dalle più svariate regioni del sud Italia e cumuli di immondizia in transito in lungo e in largo sulle nostre strade.

Evviva la green economy…che tanto verde poi non è!

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