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Disordine, sost. m.

Diceva Albert Einstein, noto per essere una persona piuttosto disordinata:

Se una scrivania in disordine è segno di una mente disordinata, di cosa sarà segno allora una scrivania vuota?

Non è questo però il disordine che voglio definire oggi. Io peraltro sono una persona ordinata; mia moglie dice che sono maniaco, anche se io preferisco usare l’espressione estremamente preciso. Comunque questa è un’altra storia.

einstein

Sul tema del disordine mi interessa invece una recentissima dichiarazione del ministro di polizia del governo Napolitano. Il personaggio – è sempre bene ricordarlo, ogni volta che lo si nomina – è noto anche per aver consegnato a un dittatore straniero la moglie e la figlia del principale oppositore di quel regime. Comunque, al di là di questa e altre nefandezze, questa allampanata figura ha lodato l’Italia dell’ordine, criticando allo stesso tempo l’Italia del disordine.

Vediamo chi, a buon diritto, fa parte dell’Italia dell’ordine: prima di tutto il presidentissimo, garante supremo – e a vita – della stabilità e dell’immobilità; i ministri, compresi quelli che hanno in rubrica numeri telefonici quantomeno imbarazzanti; i parlamentari della maggioranza, compresi anche l’ineffabile Scilipoti e il sempre pacato Giovanardi, per citarne solo due, ma tra i più folkloristici; i grand commis dell’amministrazione pubblica, i boiardi delle aziende di stato – uomini infaticabili, buoni per tutte le stagioni – compresi i molti incompetenti e gli altrettanti corrotti o corruttibili; i pennivendoli degli “uffici stampa e propaganda”, ossia dei giornali e delle televisioni, yesmen pronti a lodare tutti gli autorevoli personaggi a cui devono i loro piccoli e grandi privilegi.

Poi ci sono quelli che comandano davvero: i banchieri, i grandi industriali, i costruttori delle grandi opere, i privatizzatori, gli speculatori, gli affaristi di lungo corso e tutto il loro seguito di faccendieri e concussori.

Infine c’è la pletora di evasori piccoli e grandi, di coloro che sfruttano il lavoro e la miseria degli altri.

Ecco questa è l’Italia dell’ordine, così ferocemente difesa da questa governo.

Ha ragione Alfano: c’è anche un’Italia del disordine, che è minoranza, e a cui non va bene questo stato di cose.

In questi giorni questa Italia, un po’ sfigata, che non fa notizia, che è così poco quick – come direbbe Debenedetti – ha lottato a Genova contro il progetto di svendere il servizio di trasporto pubblico. E lo ha fatto con quello che un tempo si sarebbe chiamato sciopero selvaggio, ossia provocando gravi disagi in città, senza rispettare i limiti di autoregolamentazione, ossia creando disordine; questo è ormai l’unico modo per riuscire a farsi ascoltare da una società che altrimenti rimane sorda a qualsiasi voce che non sia quella allineata al pensiero dominante.

E’ la stessa Italia che lotta da tempo, anche violando le leggi, in Val di Susa, protestando e manifestando contro un progetto sbagliato e pericoloso.

Come avrete capito, in questo caso, anch’io divento disordinato, e anzi penso che di questo disordine ci sia un  gran bisogno.

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