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Odg sulle Politiche Culturali presentato da Maurizio Tarantino e assunto dal Congresso SEL Bologna

Premesse: 

Il momento di essere europei

Viviamo in un periodo storico, dove la Cultura sembra assumere un carattere preminente, nella sue diverse declinazioni, identitarie, sociali, di welfare, economiche, turistiche.
Ormai molti sono gli studi che ne decretano l’importanza strategica, a partire da quelli europei di settore, tra tutti ricordiamo il rapporto Ue/Kea 2006 “L’economia della cultura in Europa”che valuta per la prima volta l’impatto economico complessivo della attività culturali e creative: stiamo parlando di editoria, moda, design, cinema e fotografia, radio e tv, web, teatro, videogiochi, arti visive, musei, siti archeologici, turismo culturale

I dati sono impressionanti: il settore culturale e creativo fattura, nel 2003, più di 654 miliardi di euro. Oltre il doppio dell’intera  industria automobilistica (271 miliardi). Contribuisce al pil Ue più di tutte le attività immobiliari. E cresce, in cinque anni, del 12,3 per cento in più della crescita economica globale. In Italia vale il 2,3 per cento del pil. In Gran Bretagna il 3 per cento. In Francia il 3,4 per cento. In quasi tutti i paesi europei il settore della cultura e della creatività dà il maggior singolo contributo alla crescita della ricchezza nazionale.

Il rapporto passa sotto silenzio. Nel febbraio 2012 un convegno del Sole 24 Ore offre un quadro aggiornato. L’Italia è ultima in Europa, le imprese culturali e creative sono circa 176.000, il 4,4 per cento del totale delle aziende e occupano il 2,2 per cento della forza lavoro (circa 355mila addetti), con una media di 2 addetti per impresa.

In Europa sono il 5,5 per cento e valgono il 3 per cento degli occupati con una media di 4 addetti per impresa. In Italia il settore, se valorizzato, potrebbe avere dimensioni almeno doppie.

Il 24 settembre la Commissione europea pubblica, a cura della Eenc (la rete europea di esperti della cultura), una serie di rapporti sulle Industrie creative e l’utilizzo dei fondi strutturali in dodici nazioni Ue. Il documento che si intitola Culture and the structural funds in Italy esordisce con questa considerazione: “L’Italia sembra naturalmente portata a dare alla cultura un ruolo centrale nelle strategie di sviluppo, per la ricchezza del suo patrimonio culturale e per il ruolo eccezionale che la cultura ha nel definire la sua identità di nazione…”

Ma il dibattito politico ancora soffre di una interpretazione scadente e ingannevole del ruolo della cultura e della creatività… il paese non ha una strategia nazionale… l’azione politica appare male orientata e/o inefficace rispetto alle reali priorità di sviluppo”. Seguono una sessantina di pagine che analizzano nel dettaglio le politiche territoriali caotiche, l’assenza di prospettive, l’attitudine a considerare cultura e creatività alla stregua di una qualsiasi attrazione turistica e non in termini di impresa e di creazione di nuovo valore.

In sintesi: da noi l’ambito culturale e creativo è molto idealizzato ma poco legittimato socialmente. Viene ritenuto sacrificabile in tempi di crisi. Se ne parla come del “petrolio italiano”, ma in modo intenzionalmente fumoso, come se fosse un rimedio semi-magico. L’Italia continua ad avere una riconosciuta leadership internazionale in diversi settori culturali e creativi, il cui potenziale non è però percepito perché lo sviluppo delle imprese culturali e creative non rientra nell’agenda politica. Basti dire che il budget del ministero della cultura è stato decurtato del 36,4% tra il 2001 e il 2011, e oggi vale solo lo 0,9 per cento della spesa pubblica.

Mi sono permesso di riprendere gli articoli di Annamaria Testa apparso su L’internazionale nel bel mezzo delle Politiche del Febbraio 2013 che rilanciava l’Idea di SEL di un Ministero della Creatività.

Di certo l’idea del ministero non spunta dal nulla come un fungo. Eccolo, il motivo: l’Unione europea ha di recente presentato un piano strategico di valorizzazione delle industrie culturali e creative, che individua nella creatività e nella cultura elementi fondamentali di identità e di crescita economica. … Al piano strategico dell’Unione europea fa seguito il progetto quadro Europa creativa: quasi un miliardo e mezzo di euro da stanziare tra il 2014 e il 2020. Ed ecco: spunta l’idea di istituire un ministero. Ne parlano Sinistra ecologia e libertà, il giornalista Ernesto Galli della Loggia, l’economista Flavio Barca. Un ministero può servire a mettere ordine in materie complicatissime sotto il profilo legislativo: ordinamento del lavoro, diritto d’autore, eliminazione del precariato, agenda digitale… magari per acquisire i diritti di progetti innovativi e avviarne lo sfruttamento. Si potrebbe anche ridisegnare l’attuale ministero dei beni culturali individuando diverse aree di attività, e mettendoci persone che, auspicabilmente, conoscano il peculiare funzionamento dei vari settori.Ci vuole, in ogni caso, una centralità strutturale e finanziaria: la sinistra riformista, in tutta Europa, se ne rende conto. Nichi Vendola sa bene che l’Europa non parla più di cultura, ma di creatività.

Stato dell’arte: 

Una riforma mancata di buone intenzioni

Oggi a 10 mesi dalle elezioni di Febbraio, un Governo di larghe intese, ha nominato il ministro Bray al MiBac, Tempestivamente in data 8 agosto 2013, il Ministro, sotto la spinta pressante di diverse situazioni di criticità come il Maggio Fiorentino e Pompei, interviene per la prima volta da molti anni a questa parte, con un decreto ad hoc decreto n°91 detto “Valore della Cultura”. Tale decreto, ha carattere d’urgenza, e punta a bloccare emorragie debitorie e forti criticità strutturali di un sistema museale, teatrale, cinematografico.

Un sistema in rovina, frutto del ventennio berlusconiano, e di un’insufficienza cronica e politica del Mibac, insufficienza che è stata presente anche nei vari governi di sinistra che si sono alternati in quegli anni. Tale situazione è dovuta a un‘inconsistenza politica dei ministri che si sono succeduti a capo del Ministero e dunque di una delega gestionale tout court attuata dagli stessi a direttori dello spettacolo e capi di gabinetto lobbysti e bipartisan, recentemente portati oggetto di critiche dirette da parte delle 4 sigle sindacali di riferimento. Il decreto Bray, ha molti punti di pregio, ma ha avuto una scarsa condivisione in parlamento, sopratutto al passaggio alla Camera, dove è praticamente arrivato blindato.

Tale decreto, poteva essere migliorato notevolmente, proprio in funzione di quanto detto sopra, a proposito della creatività. Se da una parte, il Presidente Letta continua a dire, che non si taglierà in Cultura, dall’altra, non possiamo non rilevare come il decreto Bray, abbia nella sua concezione di fondo, un’impostazione difensiva, tesa ora alla ristrutturazione, ora alla ripresa di vecchie norme, e comunque a un idea commissariale del comparto. Non possiamo non rilevare, come il ministro Bray, né le commissioni che hanno riletto e riscritto in parte dil testo, non abbiano mai avuto l’esigenza di inserire la parola “Creatività” nel testo della legge. Tale parola, non avrebbe rappresentato solo l’opportunità per un’intesa di concetto rispetto alle posizioni europee, (viene difatti ripresa per due volte la parola “creativa” Comma 9 art. 8 tra l’altro in maniera espressamente collegata ai fondi UE) ma avrebbe rappresentato altresì l’idea di un rilancio di un investimento, di un modo di intendere la Cultura legato alla Produzione Culturale, alla creazione di opere d’arte, di medium significativi, di contenuti, di idee, a questo serviva la parola creatività. quello a cui assistiamo invece è un impianto difensivo, di tutela ma anche di controllo, prova ne è il fatto che nonostante vi sia una forte esigenza di competenza e professionalità nella gestione del Ministero, il Ministro Saccomani su proposta del ministro Bray, abbia nominato un commissario straordinario per i teatri d’Opera, nella persona del dott. Pier Francesco Pinelli, un dirigente dell’industria petrolifera.

Proposta: 

Rilancio del settore  

Per le ragioni di cui sopra che solo in parte riprendono la complessità del problema, si ritiene non più procrastinabile un intervento organico e complessivo sul comparto, che vada ben oltre l’attuale decreto “Valore della Cultura” e che sia teso in larga parte al rilancio del settore, e allo sviluppo della Produzione Culturale e della Creatività.

Nello specifico non riteniamo più rinviabili un riconoscimento reale della Cultura quale Bene Comune, teso alla preservazione di un valore fondamentale da preservare, appartenente alla collettività alle generazioni passate, presenti e future. Da qui una piena applicazione dell’art. 9 della Costituzione, nella “tutela” del patrimonio artistico materiale e immateriale e della trasmissione della conoscenza legata a tale patrimonio/bene comune.

  1. Una azione legislativa in materia del Lavoro nel settore, uno “Statuto dei lavoratori della Cultura”in grado di rendere solida l’occupazione oggi quasi totalmente precaria dei mestieri della Cultura. Serve difatti un’azione in grado di rendere stabile o quantomeno sostenibile l’occupazione nelle varie arti del Cinema, del Teatro, della Musica, ecc. Serve l’introduzione di ammortizzatori sociali idonei e l’implementazione di misure contrattuali peculiari, in grado di garantire un reddito dignitos a chi lavora nel settore, e la tranquillità di potersi dedicare al proprio lavoro, senza dover pensare a come fare per sopravvivere inventandosi altri lavori o costringendosi all’arte dell’arrangiamento.
  2. un’ introduzione di strumenti idonei all’investimento in Cultura per il capitale privato. Preso atto che l’attuale quadro legislativo riguardante la regolamentazione di sponsorship, coproduzioni, partnership, è insufficiente a garantire ai privati un’interesse nell’investimento culturale. Nello specifico, non è più rinviabile l’utilizzo di strumenti di defiscalizzazione, per gli investimenti nel settore
  3. una re-definizione degli strumenti e dei criteri di assegnazione dei fondi pubblici, tesa il più possibile a garantire – ove non vi siano espresse ragioni statutarie di tutela – il sostegno e il successivo sviluppo, alle nuove proposte, alla circolazione di nuove idee e contenuti, alla rigenerazione dell’arte e con essa degli artisti, registi, musicisti, attori, scenografi, scrittori, in grado di innovare il processo creativo
  4. un’azione legislativa in merito alla Formazione delle arti dello spettacolo, in grado di fare chiarezza e di attribuire titoli e qualifiche riconosciute a livello nazionale e internazionale. Un’azione in grado di superare l’attuale frammentazione, per una materia attualmente demandata a livello locale, che offre eccessivi spazi di discrezionalità nei parametri di formazione per figure professionali e che non che garantisce una riconoscibilità fuori dai confini regionali.
  5. un’intervento maggiore del Ministero Economia e Finanze a sostegno del Ministero dei Beni Culturali, in grado di alzare significativamente il finanziamento per la Cultura che è il più basso d’Europa.
  6. l’apertura di un tavolo interministeriale tra il Ministero dei Beni Culturali, Il Ministero dell’Economia, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’Istruzione e parti sociali del settore, per concertare azioni utili allo sviluppo del comparto, sia in senso economico, sia in senso socio/culturale, sia in senso formativo.

Bologna 25 Novembre 2013

Maurizio Tarantino

Firmatari:

Lorenzo Cipriani Circolo Gian Maria Volontè Fed. SEL Bolognaù

Milena Naldi Circolo Giorgio Ghezzi Fed. SEL Bologna

Riccardo Malagoli Circolo Gian Maria Volontè Federazione SEL Bologna

Francesca Ruocco Circ. Gian Maria Volontè Fed. SEL Bologna

Ugo Mazza Circolo Giorgio Ghezzi Federazione SEL Bologna

Gianni Monte Circolo Gian Maria Volontè Federazione SEL Bologna

Egle Beltrami Circ. Marcella di Folco Fed.SEL Bologna

Francesco Gugliotta Circ. Marcella di Folco Fed. SEL  Bologna

Valentina Cuppi  Circolo Ken Saro-Wiwa Fed.SEL Bologna

Elisa Sangiorgi Circolo Salvador Allende San Lazzaro Fed SEL Bologna

Adriano Giuliani Circolo Giorgio Ghezzi Fed. SEL Bologna

Davide Galletti Circ. Marcella di Folco Fed.SEL Bologna

Federico Grazzini Circolo Marcella di Folco Fed.SEL Bologna

Luigi Zurlo Circolo Ken Saro-Wiwa Fed.SEL Bologna

Guido Cinaglia Circolo Gian Maria Volontè Federazione SEL Bologna

Lorenzo Desidera Circolo Giorgio Ghezzi Fed. SEL Bologna

Elena Nicoletti Circolo Giorgio Ghezzi Federazione SEL Bologna

Simona Ferlini Circolo Marcella di Folco Fed.SEL Bologna

Marcello Costato Circolo Giorgio  Ghezzi Federazione SEL Bologna

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4 thoughts on “Cultura, ci salverà il Ministero della Creatività, dice Sel Bologna

  1. Questa idea può sembrare foriera di consensi, perché ne porta di “appariscenti”: quelli dei soliti che vogliono la botte piena del posto fisso e la moglie ubriaca degli affari propri, magari assieme ad un piccolo gruppo di conoscenti locali, che scimmiottano il vero pubblico ma non lo sono. Costoro, e soprattutto i piccoli gruppi dei conoscenti, sono i piu feroci persecutori dei veri artisti.

    • Chiaramente il ministero della creatività é una suggestione, un modo per dire che la cultura non va intesa nel senso di conservazione dell’esistente, ma nel senso produttivo e creativo.é sicuramente complesso pensare a un ministero che si occupi della creatività, specie se – come nell’articolo della Testa – si intendono per cultura anche i video game o la moda o magari la cucina, certo la cultura ha un significato labile e inclusivo, e questo complica le cose. Ma forse pensare a un mibac riformato a iniziare dal nome, può essere utile per comprendere la necessità e la forza di cambiamento di cui ha bisogno questo ministero, che deve essere più creativo che conservativo.

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