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Eccheppalle le lamentele di chi emigra, deve emigrare, pensa di emigrare! Che lagna, che noia!
Come se quello italiano da sempre, per sua natura, non fosse un popolo di navigatori ed emigranti. Come se non fosse, l’attuale, l’epoca in cui maggiore è la mobilità sociale da Continente a Continente. Come se non fosse, la nostra Europa, casa dai confini larghissimi per tutti gli europei.

Da giornalista sono costretta a sentire le gnole di colleghi che con pagnistei davvero surreali prendono le valigie e se ne vanno perchè  – dicono – “costretti” a farlo dopo aver subito anni di sfruttamento. Scellerati! Rimasti anni e anni e anni a farsi sfruttare, disponibili a subire ogni tipo di angherie senza profferire lamentela (esistono i sindacati, il tribunale del lavoro, l’inpgi, i carabinieri, la finanza.. Ndr), e  più scellerati di loro sono i loro genitori che li hanno mantenuti in casa per anni e anni e anni fino a che, finalmente, in un barlume di lucidità, hanno capito che forse era il caso di cambiare mercato e vivere altrove.

Credevo che le recriminazioni fossero appannaggio dei giornalisti. Anche perchè tutti i miei amici ricercatori, fisici, bancari, trader finanziari, militari da sempre viaggiano in giro per il mondo cambiando spesso Paese e mail li ho sentiti lagnarsi. Anzi, ben contenti della loro condizione professionale che permette di viaggiare, vedere il mondo con occhi diversi, conoscere culture e guadagnare meglio di quanto accada qui.

Ma poi, che trovo? Questo blog, Io torno se, che si autodescrive come:

“Blog-community degli espatriati disposti a tornare in Italia, ma a determinate condizioni. Le storie e le proposte di cambiamento, le notizie e i dati sull’emigrazione, le iniziative della politica e della società per favorire il loro rientro”

Inorridisco.
Dai ragazzi, dai, tiratevi fuori: non c’è nulla di eroico nell’emigrare, nessuna dose di sacrificio maggiore di quella che si ha nel sopravvivere qui. Non lamentatevi, non state a fare il “chiagne e fotti” tipicamente italiano: un po’ di dignità, di rispetto di se stessi!

E soprattutto: mai implorare. Non abbiamo bisogno di pietà, di favori, di assistenza. Testa bassa e lavorare qui, inventarsi, riproporsi, ri-formarsi. Scendete dal pero!

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One thought on “Voi che emigrate e vi lamentate: avete rotto!

  1. Pingback: Emigrazione e polemiche | Canija malagueña

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