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In prima battuta va detto che la Romagna – nel rispetto dell’art. 132 comma 1 della Costituzione italiana – possiede tutti i requisiti necessari per potersi costituire Ente Regione, a partire da un minimo di 1 milione di abitanti. E fin qui non ci piove. Sfido poi i cugini emiliani – che tali sono e tali rimarranno – a mettere sul piatto della bilancia similitudini culturali, linguistiche, storiche e territoriali che li accomunino a noialtri romagnoli.

Inutile ciurlar nel manico. Il tortellino non è il cappelletto, il Po non è il litorale adriatico e la SSS ce l’abbiamo solo noi. Facciamocene una ragione. In Romagna ne siamo consapevoli da un pezzo e ce ne vantiamo. Sembra però che il concetto non sia passato e sia ostico da inculcare a “quei ragazzi” giù a Roma – perlomeno alla maggioranza.

Rispolveriamoci la memoria: il duo Patroni Griffi – Monti se ne era uscito un anno fa con un simpatico “decreto-accetta” che dimezzava le provincie italiane in nome della doverosa quanto sofferta spending-review. In Romagna si sarebbe dovuto tirare un bel rigone sulle tre provincie esistenti per poi istituirne ex novo una unica. Un Provincione Romagnolo.

Dopo il bye bye del governo Monti, il disegno di legge Delrio – incassato il parere favorevole della Commissione Bilancio e prossimo alla discussione in Parlamento – rimescola le carte in tavola.
L’ex Sindaco di Reggio Emilia e Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie mette nel cassetto l’ipotesi di accorpare e/o tagliare le provincie italiane e lancia nel mucchio un progetto che ne ipoteca il peso politico-istituzionale e le funzioni, declassandole ad enti di secondo livello.
Per i non addetti ai lavori, la riforma Delrio implica il mantenimento delle Provincie così come le conosciamo oggi nei confini territoriali preesistenti ma ne ribalta la legittimazione.
Presidente e consiglio verranno nominati all’interno della cerchia degli eletti della Provincia, buttando così nel bidone la facoltà e il diritto dei cittadini di votare e scegliere i propri rappresentanti.  Un pasticcio istituzionale che lamenta non poche zona ombra, a cominciare dalla ripartizione delle deleghe e dall’esercizio delle funzioni.

Con Patroni Griffi prima e Delrio poi, la Romagna non trova pace. Non c’è niente da fare, la Regione non ce la vogliono dare. Sono duri di comprendonio e con il susseguirsi delle legislature dribblano il problema per poi propinarci soluzioni ibride e malconce. A onor del vero c’è chi – di stanza a Montecitorio – ha dato voce all’indipendentismo romagnolo più di una volta. E per fortuna mi vien da dire…

Scarica il primo progetto di istituzione della Regione Romagna 

Scarica il secondo progetto di istituzione della Regione Romagna

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