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Panettone, sost. m.

Immagino che in questi giorni avrete mangiato almeno una fetta di panettone.

Questo dolce, di tradizione lombarda, è diventato in breve uno dei simboli italiani del Natale, anzi il segnale che questa festa sta per arrivare. Immediatamente dopo i Santi – o meglio dopo Halloween – sugli scaffali dei supermercati compaiono i primi panettoni: ecco quello è il segno inequivoco che dobbiamo prepararci alle feste. E di panettoni – che, grazie alle offerte 3×2, ci accompagneranno fino all’inizio di febbraio – ne troviamo di tutti i tipi, di tutte le misure e di tutti i gusti.

panettone

L’etimologia di questa parola è molto incerta. Sicuramente c’è la radice di pane, ma per il resto è difficile dire come sia nata questa parola. A Bologna il tipico dolce natalizio si chiama, come noto, certosino. Celebre è quello del Bar Billi al Meloncello (non siamo parenti). Ma la tradizione del contado chiama un dolce molto simile panone; almeno nella casa dei miei genitori e dei miei nonni si chiamava così. Probabilmente panettone è ugualmente una forma di accrescitivo dialettale, che si è infine italianizzato.

Abbastanza nota è la leggenda secondo la quale questo dolce sarebbe nato alla corte di Ludovico il Moro. Era stato organizzato un grande banchetto, ma per un incidente del capocuoco tutti i dolci andarono perduti, con disappunto del duca, che in questo modo avrebbe fatto una brutta figura con i suoi ospiti. Nella brigata del distratto capocuoco c’era un giovane garzone, tal Toni, che, fattosi coraggio, disse di poter fare un dolce con gli ingredienti rimasti in cucina: il “pan di Toni” fece un tale successo tra gli ospiti del duca, che da allora il dolce porterebbe ancora il nome di quel brillante garzone. Ai tempi di Ludovico il Moro c’era probabilmente più mobilità sociale di quanta ce ne sia adesso. Se solo uno dei collaboratori a progetto che lavorano con un grande chef, di quelli che scrivono sui giornali e vanno di continuo in televisione, osasse fare una proposta del genere sarebbe immediatamente licenziato.

Però bisogna arrivarci a mangiare il panettone. E non tutti ci riescono. Vediamo un po’ chi ce l’ha fatta quest’anno.

Grazie al gol di Diamanti di domenica 22 contro il Genoa, mister Pioli ha mangiato il panettone, nonostante i presagi fossero assolutamente sfavorevoli. Ora aspettiamo di vedere cosa succederà nelle prossime domeniche, anche perché la colomba rimane in bilico.

Anche il sindaco Merola ha mangiato il suo panettone, lasciando con grande generosità un po’ di uvetta a Lepore; per essere certo di gustarlo al meglio ha chiesto aiuto al collega di Firenze. Così come hanno fatto altri amici del Pd, che – grazie ad un improvvida conversione al renzismo – si sono assicurati la loro fetta, più o meno grande, di dolce. Soltanto Draghetti sta mangiando la sua ultima fetta, ma francamente non dovrebbe lamentarsi.

Anche Vasco Errani è riuscito inaspettatamente a mangiare il panettone; grazie al sacrificio di Monari, che invece salta un giro.

Sono parecchio lontano dalla mia ex-città e forse rischio di sbagliare, ma mi pare che quelli che lo hanno mangiato fino ad ora continuino tranquillamente a farlo, nella rassicurante continuità bolognese. Meglio non cambiare troppo sotto i portici.

Come noto, il giovane Letta si è vantato di aver mangiato il panettone. Si è trattato di una caduta di stile: il panettone si mangia in silenzio. Purtroppo lo mangerà ancora a Palazzo Chigi, sicuramente nel 2014 e molto probabilmente nel 2015, anche perché il suo capo – un altro che non pensava quest’anno di mangiare il panettone al Quirinale e che invece lo gusterà lì ancora per sei anni – non vuole assolutamente cambiare governo né tantomeno ci vuol far votare. Anche il padrone di Dudù, nonostante tutto, il suo panettone, riccamente farcito, è riuscito a mangiarlo. E Renzi inopinatamente quest’anno riesce a far festa con il suo panettoncino.

E’ lo stesso di quello che succede a Bologna: chi l’ha mangiato l’anno scorso continuerà a farlo.

E il popolo? Stanno già preparando le brioches.

p.s.

mi auguro naturalmente che Laboratorio politica Bologna mangi il panettone anche nel 2014…

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One thought on “Verba volant / Panettone

  1. salacissimo. La metafora del “mangiare” il panettone attraversa tutti i campi. Credo sia nata in ambito calcistico, alla fine degli anni ’80, allorché ci si domandava se il nuovo allenatore del Milan, Arrigo Sacchi, sarebbe rimasto sulla panchina della squadra. Sacchi ci rimase, perché vinse tutto, a cominciare dallo scudetto del 1988…

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