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Educare, v. tr.

In questo caso l’etimologia è fondamentale. Il verbo latino è composto dalla particella e che significa da, fuori, e dal verbo ducare, ossia condurre; quindi educare è, secondo la sempre efficace definizione del maestro di etimologia Ottorino Pianigiani

condur fuori l’uomo dai difetti originali della rozza natura, instillando abiti di moralità e di buona creanza.

Ho deciso di scrivere questa definizione perché ho letto ieri una frase di papa Francesco che mi è piaciuta molto e che mi ha colpito.

La formazione è un’opera artigianale, non poliziesca. Dobbiamo formare il cuore. Altrimenti formiamo piccoli mostri.

Chiaramente il papa con questa riflessione ha voluto prima di tutto mandare un messaggio diretto – e senza ambiguità curiali – ai suoi sottoposti, perché evidentemente egli sa che c’è ancora qualcuno che usa metodi educativi che potremmo definire datati. Francesco si riferisce in particolare all’educazione dei religiosi, anche perché ha denunciato nello stesso contesto il fenomeno della tratta delle novizie, che è qualcosa che ci ricorda la manzoniana monaca di Monza, ma che è purtroppo attuale in alcune parti del mondo.

Al di là di questi temi, credo che queste parole del papa abbiano anche un significato per così dire “laico”. Personalmente ho trovato una certa affinità – mi si perdoni l’immodestia – tra quello che ha detto Bergoglio e quello che ho scritto qualche giorno fa sulle virtù artigiane della politica, nella defizione di laboratorio.

scuola

Penso anch’io che nell’educazione e nella formazione bisognerebbe applicare queste stesse virtù artigiane. In questi anni invece gli esperti ci hanno spiegato che la scuola deve funzionare come un’azienda, che lo spirito manageriale è quello che si richiede a insegnanti e formatori. Credo invece che nella scuola ci sia bisogno di più “artigiani” e di meno manager: farei partire da qui una futuribile riforma della scuola, affinché la formazione non sia poliziesca, ma non sia neppure standardizzata, come oggi troppe volte capita di vedere.

Tra l’altro questi concetti hanno, a mio avviso, un forte richiamo “classico“, nella cultura dell’antica Grecia e in particolare nel pensiero politico di uomini come il sofista Protagora di Abdera, a cui – come sapete – ho dedicato il mio blog. Tra l’altro il sofista era prima di tutto un artigiano della parola, uno capace di usare le parole e capace di insegnare questa abilità agli altri.

Per Protagora lo stato è qualcosa di essenziale alla vita degli uomini, senza di esso la razza umana sarebbe condannata all’estinzione, uccisa dagli altri, ben più forti, esseri viventi: il possedere l’arte politica è proprio di tutti i cittadini. L’arte politica non è un dono di natura e nemmeno del caso, come l’essere brutti o l’essere alti, ma è qualcosa che può essere acquisito e soprattutto può essere migliorato. Ovviamente anche se tutti gli uomini possiedono l’arte politica, ciascuno la possiede a un grado diverso: compito del sofista è allora quello di

aiutare chiunque, a diventare buono e virtuoso più di tutti gli altri.

La parola chiave della sua filosofia politica è educazione. E infatti il suo interesse si sposta sulle forme di educazione, perché qualunque giovane, ricco o povero, nobile o plebeo, può essere educato a essere un cittadino.

Nasce qui la scuola per tutti. Qualcosa a cui non vogliamo rinunciare.

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One thought on “Verba volant / Educare

  1. Pingback: Verba volant / Scatto | Lpb LaboratorioPoliticaBologna

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