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Il quinto stato

Invim, Ilor, Isi, Ici, Tarsi, Tia, Imu, Tares, Iuc, Tasi, Tari, Trise, Tuc. Ecco, in sigle, quarant’anni di storia di tasse sulla casa alla maniera italica. Ringraziamo il ministro per la semplificazione D’Alia: le ultime cinque sigle si devono al governo Letta e a leggerle è tutto molto più chiaro. E’ evidente che c’è dietro la mano di un professionista della semplificazione.
La verità è che il caos sulla casa è il manifesto del caos italiano. Prendiamo un tema prioritario: il lavoro. Renzi pensa al job act, una sorta di piano per lo sviluppo e l’occupazione (almeno, così sembra), Alfano lo ha già contestato, all’Europa piace, a Fassina no, per Giovannini costa troppo, per Confindustria non è efficace, per l’ex ministro Sacconi, Renzi è succube della Cgil, per la Cgil finalmente si parla di lavoro. La cosa curiosa è che il job act, finora, si sa solo che esiste e poco più.
E dopo Renzi ci sono i renziani: vogliono la testa di Saccomanni, vogliono un ministro politico e non tecnico. Lui si ribella (“no al tiro al bersaglio”). Sullo sfondo torna il neosegretario Pd, ansioso di dare una spallata a Letta.
E poi c’è il possibile asse con Berlusconi, che forse ha incontrato. O forse no. Ma sicuramente vedrà. E poi ci sono i grillini che vogliono sfasciare tutto. E poi c’è il gossip su Dudù (il cane di Berlusconi) e il gossip sulla Pascale, che non fa mai male. Nel mezzo le Olgettine e i Santoro.

Non fa niente se intanto – nell’indifferenza generale – scivola sotto l’uscio un dato Istat. Dice che i giovani tra i 15 e i 24 anni non se la sono mai passata così male. Dal 1977 ad oggi, cioè negli ultimi 36 anni, la percentuale dei senza lavoro è salita al 41,6%, dal 41,4% di ottobre, in aumento di 4 punti percentuali in un anno. I disoccupati fra gli under-25 sono 659 mila, l’11 per cento di quella fascia d’età.

Oggi è un altro giorno. E a palazzo Chigi ci riprovano. Parlano di cognomi. Lo vuole l’Europa: guai a omettere il cognome della madre, si rischia grosso. E’ questione di pari opportunità. Ed ecco che arriva un nuovo dato. E’ di Unioncamere. Dice che un under 35 su 4 sfugge al precariato con l’autoimpiego. Stanco di porte in faccia, il lavoro se lo crea. Molti altri fuggono e basta. All’estero. Il perché lo spiega Simone Vincenzi, ricercatore di biologia emigrato – da Parma – a Santa Cruz. “L’Italia? Ottimi ricercatori e buona ricerca, ma le prospettive sono pochissime, il sistema soffre di una cronica carenza di fondi e, rispetto agli Stati uniti, c’è uno spirito diverso in termini di voglia di emergere”. Un manager non-più-giovane come Sergio Marchionne, parlando degli Usa a Repubblica, è ancora più chiaro: “Se porti un’idea nuova, in Italia trovi subito dieci obiezioni. In America nello stesso tempo trovi dieci soluzioni a possibili problemi“.

Filippo Manvuller

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