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Rimpasto, sost. m.

So che quando faccio certe affermazioni rischio di creare lo sconcerto nei miei lettori più giovani, però è ora che sappiate la verità: c’è stato un tempo – e io c’ero – in cui non esisteva MasterChef, non esistevano i blog di cucina, ma solo i ricettari, e in cui i cuochi stavano soltanto in cucina.

E proprio in quell’epoca lì, quando le ricette erano soltanto quelle delle mamme e dell’Artusi, abbiamo cominciato a usare la parola rimpasto in senso figurato. Questa parola significa propriamente sia l’operazione di rimpastare sia la cosa stessa rimpastata. A sua volta, la parola pasta deriva dal latino pastus, che indica il nutrimento e infatti la pasta è l’alimento tipico del nostro paese.

Con il passare degli anni poi con rimpasto si è cominciato a descrivere la sostituzione di uno o più ministri e sottosegretarî in un governo, e, spesso, il contemporaneo passaggio di qualcuno di essi da un dicastero all’altro, senza che vi sia la caduta del gabinetto stesso.

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Come ho detto, si tratta di una pratica antica, che ritroviamo anche nei governi del Regno d’Italia e sotto il fascismo, anche se la propaganda del regime allora preferiva parlare di rotazioni. Però bisogna riconoscere che è stata la Democrazia cristiana la vera, insuperata, maestra dei rimpasti. Bastava un piccolo scandalo per dare il via al tourbillon degli incarichi di governo e di sottogoverno, per sistemare i delicati equilibri delle correnti, per mettere in una posizione di potere un amico o per togliere da un’altra un nemico.

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Bastianich, Barbieri e Cracco in alcuni momenti di relax

Il fatto che il presidente del consiglio e i segretari dei due partiti che sostengono l’attuale esecutivo provengano tutti e tre dalla Democrazia cristiana potrebbe farci sperare che quegli anni gloriosi siano tornati, ma – ahimé – non è così. Dov’è l’eleganza di un Filippo Maria Pandolfi? E dove la maniaca precisione di Giovanni Marcora? E Franco Maria Malfatti? E Vittorino Colombo?

Guardate le foto in bianco e nero di questi campioni del passato, hanno un’aria così dimessa, sembrano chiedersi ogni volta: ma che ci faccio qui? Che impareggiabile modestia.

Come fai a “rimpastare” questi che ci ritroviamo ora. Anche rimpastata la De Girolamo rimane la sboccata signorotta del Sannio che abbiamo conosciuto e ad Orlando per rianiamarlo servirebbe una centrifugata, non un rimpasto.

Il Pianigiani, nella sua profonda dottrina, dice che nell’etimologia di pasta si coglie anche l’influsso del diminutivo pastillus, ossia la pastiglia odorosa che si masticava per rendere gradevole l’alito, evidentemente non proprio profumato dopo libagioni abbondanti.

Dopo il rimpasto che cucineranno Letta e i suoi aiutanti di brigata credo servirà una buona dose di quelle pastiglie.

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