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QUANDO POLITICAMENTE CORRETTO SIGNIFICA INTELLUTTUALMENTE DISONESTO

Ieri sera ho avuto modo di vedere due interessanti video su internet, il primo è un servizio de Le Iene sull’ostracismo e l’emarginazione delle quali è vittima chi si allontana (o viene allontanato) dalla congregazione dei Testimoni di Geova. Basta sottoporsi ad una trasfusione si sangue per rischiare di essere abbandonato e allontanato da familiari e amici.

Il secondo è uno spot francese di sensibilizzazione sul dramma delle spose bambine (ne parlo in questo articolo). Una bambina di circa 11-12 anni, appena rientrata da scuola viene agghindata a festa dai genitori e, ignara di tutto, condotta al suo matrimonio con un uomo ultrasessantenne che, poco dopo la cerimonia, la deflora senza troppi complimenti. Il tutto avviene in un contesto palesemente francese, cristiano e medio-borghese. Un finale ricco di didascalie con motti assolutamente condivisibili (anzi ovvi) e, prima del fade out, una scritta che ricorda come il dramma in questione interessa 14 milioni di bambine ogni anno. Da lì anche il conio dell’hashtag #14milionscreams

http://dai.ly/x1jz8b2

Per quale ragione, quando Le Iene realizzano dei servizi che denunciano l’ostracismo e il settarismo perpetrati dai Testimoni di Geova, come anche inchieste sulla protezione offerta da certe curie nei confronti dei preti pedofili, nessuno si scandalizza ma quando simili (quasi identici) comportamenti sono promossi dai membri della religione islamica, quasi nessuno, tra i media, si prende il disturbo di denunciare il fenomeno?Vedendoli a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, non ho potuto fare a meno di pormi due domande:

  1. Per quale ragione un video di denuncia dei matrimoni infantili è stato ambientato in un contesto medio-borghese occidentale dove il fenomeno è praticamente inesistente?

Le risposte sono semplici ma, non per questo, meno preoccupanti. Secondo i correnti canoni della polically correctness, criticare un fenomeno sociale nato in seno alla cultura mainstream, come, appunto, i Testimoni di Geova (nati in America ma presenti e radicati in Italia da oltre un secolo) è socialmente accettabile, anzi apprezzabile. Ma se si applicano gli stessi standard nella critica ad una religione o una cultura “esotica“, si rischia di essere accusati di essere razzisti, xenofobi e intolleranti nei confronti di culture che, secondo i medesimi canoni, hanno la stessa dignità rispetto a quella autoctona. Se aggiungiamo il fatto che i musulmani mainstream sono poco inclini ad accettare critiche o osservazioni alla propria religione e alle relative usanze (specie da parte degli infedeli), ci spieghiamo la goffa scelta francese dei promotori della campagna #14milionscreams,  costretti, per fare breccia nei cuori e nel buon senso dei musulmani, ad ambientare un simile dramma completamente al di fuori dal contesto culturale (e religioso) nel quale è solito verificarsi.

Per carità! Se il video aiuterà a salvare anche solo una bambina da un matrimonio forzato, ne sarà valsa la pena ma secondo me gli ideatori non hanno tenuto conto di due elementi che rischiano di neutralizzare l’effetto della campagna e, al contempo, generare sterile polemiche:

  1. i tradizionalisti cristiani (vedi un esempio) potrebbero sentirsi (a ragione) pesantemente offesi e faranno leva su quest’onta nel tentativo di diventare irragionevoli e oltranzisti quanto lo sono i loro “colleghi” musulmani.
  2. il fatto che il video su youtube permetta di caricare solo i sottotitoli in arabo potrebbe far mangiare la foglia ai musulmani, i quali, sentendosi gli autentici destinatari del messaggio, potrebbero diventarne impermeabili.

Ancora una volta la società occidentale si dimostra debole al punto di cedere sotto il peso dei dogmi multiculturalisti, quella piaga che è riuscita a mettere d’accordo due acerrimi nemici: si tratta del dimissionario Papa Ratzinger e dell’ateo più famoso al mondo, Richard Dawkins, La piaga in questione è il relativismo culturale: la bizzarra idea che esistano diverse verità egualmente degne di rispetto anche quando si contraddicono tra di loro.

Finché ci sono i confini politici a separare le diverse etnie, religioni, e culture, potrebbe avere un senso astenersi dal criticare i comportamenti di civiltà diverse dalla propria (ma soprattutto astenersi dall’intervenire a correggerli). Quando, però, i confini cedono e le civiltà si ritrovano a condividere gli stessi spazi sociali, l’imperialismo culturale, paradossalmente, diventa un imperativo etico, un riaffermare i valori che ci hanno portato dove siamo. Per carità, i valori di una civiltà possono mutare  col tempo, sia naturalmente, sia facendosi influenzare da altre civiltà. I valori però non possono però essere relativizzati. Lo dice la parola stessa “valore”. Se un valore diventa relativo, si svaluta, perde, appunto, di valore. Soprattutto in tempi di crisi, è un deprezzamento che, in termini di sviluppo e tenuta sociali e politici, sarebbe catastrofico.

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One thought on “I pericoli del doppio standard nella critica alle religioni

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