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Ultra, sost. m.

Questa parola ha una storia curiosa, che merita di essere raccontata.

Deriva naturalmente dalla preposizione latina ultra, che significa oltre. Nella Francia della Rivoluzione dell’89 ha cominciato ad indicare, come abbrevazione di ultrarévolutionnaire, chi spingeva all’eccesso la propria ideologia e, di conseguenza in quegli anni in cui pensiero ed azione andavano di pari passo, la propria prassi politica. In seguito, durante la Restaurazione, ha indicato – in questo caso come abbreviazione di ultraroyaliste – i partigiani intransigenti della monarchia assoluta, avversari della Carta costituzionale concessa da Luigi XVIII nel 1814. Dopo un periodo di oblio, la parola è tornata in auge, sempre in Francia, nel secondo dopoguerra, quando, almeno a partire dal 1950, è stata usata per indicare i nazionalisti intransigenti e oltranzisti, che si opponevano alla decolonializzazione dell’Algeria. Ultra insomma ha sempre avuto un significato squisitamente politico.

Nella lingua italiana, dove è ormai invalso l’uso di accentarne l’ultima lettera, questa parola è passata ad indicare il tifoso fanatico di una squadra di calcio, spesso appartenente a gruppi organizzati, quelli che in Gran Bretagna e nell’Europa continentale sono conosciuti come hooligans. Anzi sono stati proprio questi gruppi ad usare per primi questa parola per indicare se stessi. Secondo alcuni studiosi i primi a usare il termine furono, agli inizi degli anni Settanta, i tifosi della Roma, organizzati nel Commando Ultrà Curva Sud; anche se naturalmente il tifo violento e organizzato c’era già prima che gli ultras cominciassero a chiamarsi così.

Ho deciso di scrivere questa definizione domenica mattina, leggendo i resoconti – ovviamente pomposamente sdegnati – della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. I fatti sono noti, come è ormai nota l’immagine di Genny ‘a carogna, uomo della camorra, pregiudicato e capo della tifoseria del Napoli, il quale, dietro alle sollecitazioni dei dirigenti della propria squadra e verosimilmente delle stesse forze dell’ordine, ha permesso che la partita cominciasse, nonostante alcuni tifosi napoletani fossero stati aggrediti prima del match. Davanti alle facce impotenti dei massimi vertici dello sport nazionale e dei rappresentanti delle istituzioni, Genny ‘a carogna ha “concesso” l’autorizzazione a giocare, bloccando le proteste dei suoi uomini in curva.

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C’è effettivamente stata la “trattativa” tra il signor ‘a carogna e i rappresentanti della Questura? Verosilmente , nonostante le imbarazzate smentite del questore di Roma, visto che il capo ultra, oltre ad essere un pregiudicato – ma, d’altra parte, che volete che sia di questi tempi – indossava una maglietta con la scritta Speziale libero. Speziale è il criminale che ha ucciso sette anni fa l’ispettore capo Filippo Raciti, nel corso di una partita di calcio a Catania; Genny e quelli come lui chiedono da tempo la liberazione del loro compare. La reazione composta, ma molto dura, della vedova Raciti e il malessere tra gli stessi poliziotti, ha costretto il questore di Roma e i suoi indegni pari a smentire se stessi.

In un paese in cui le riforme istituzionali vengono fatte con un pregiudicato e in cui è stata avviata, ai massimi livelli, una trattativa tra lo stato e i capi della criminalità organizzata, figuratevi se un figuro come il questore di Roma non chiedeva a Genny ‘a carogna di garantire l’ordine pubblico alla stadio Olimpico, per fare bella figura con il premier seduto in prima fila.

E’ verosimile che la trattativa sia avvenuta, perché avviene sostanzialmente tutte le domeniche, in tutti gli stadi italiani. Le squadre danno soldi – spesso molti soldi – ai gruppi del tifo organizzato, per garantirsi il loro appoggio e la loro “protezione”; le forze dell’ordine chiudono qualche occhio nel controllo agli accessi degli stadi e gli ultras si “impegnano” a non esagerare, a non farci scappare il morto. Non sempre ci riescono, ma è su questo equilibrio, pericoloso, che si regge troppo spesso la connivenza tra squadre e ultras, con la benevola complicità dello stato. Si fa in modo che non succedano problemi alle città, ma si lasciano gli stadi alla mercé del tifo violento. La trattativa sabato sera è avvenuta perché i vertici del calcio, le autorità del Viminale e quelli come Genny ‘a carogna si conoscono da tempo, “lavorano” insieme tutte le domeniche e sanno come aiutarsi gli uni con gli altri. Quindi bando alle ipocrisie di chi oggi dice di volere la tolleranza zero verso questi criminali.

Ovviamente mantenere in piedi la rete del tifo violento e organizzato è utile anche per molti altri motivi e per interessi difficili da confessare. Gli ultras possono essere utili in molte occasioni sia alla criminalità organizzata sia a pezzi dello stato. Quando serve qualcuno che meni in piazza, quando serve qualcuno che crei disordini, basta allungare qualche soldo e si trova subito chi si mette sempre a disposizione. Servono dei facinorosi per ingrossare le fila di un movimento di protesta, come è avvenuto con i forconi? Basta chiedere alla carogna. Serve qualcuno per dare la caccia ai neri a Rosarno? ‘A carogna te li fornisce, in questo probabilmente perfino gratuitamente. Ai vertici della polizia servono un po’ di teppisti per organizzare disordini in piazza a Roma, magari in concomitanza con qualche altra manifestazione a loro sgradita? Arrivano anche quelli, vestiti di nero e con le mazze. Quei “lavoretti” che un tempo i fascisti facevano per lo stato adesso li fanno gli ultras, che hanno anche meno pretese e pensano meno.

Questa è la vera trattativa che avviene da anni tra lo stato e i violenti del crimine organizzato; forse siamo davvero troppo oltre.

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