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Strage, sost. f.

Il sostantivo latino strages ha la stessa radice di sternere, che significa abbattere.

Il 2 agosto 1980 forze oscure e potenti decisero di gettare a terra il nostro paese, facendo scoppiare una bomba nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione centrale di Bologna. Da allora non ci siamo più rialzati.

Sappiamo ormai chi ha messo quella bomba, chi ha ordinato quella strage, chi ha insabbiato e ha coperto per anni esecutori e mandanti. Non sappiamo tutti i loro nomi e, anche quando li sappiamo, non ci sono le prove per condannarli. Probabilmente alcuni nomi non li sapremo mai e, a questo punto, dopo 34 anni da quel terribile giorno di agosto, non arriveranno altre sentenze. Su questo hanno vinto loro, nonostante gli sforzi di alcuni magistrati coraggiosi che hanno provato, nonostante tutto, a cercare la verità, e l’impegno con cui l’associazione delle famiglie delle vittime ha ostinatamente continuato a chiedere giustizia.

Sappiamo chi ha voluto quella strage perché abbiamo studiato qualche libro di storia, perché abbiamo letto l’articolo Cos’è questo golpe? Io so di Pier Paolo Pasolini, scritto per raccontare la verità sulle stragi che hanno preceduto quella di Bologna. Soprattutto perché abbiamo visto cosa è successo dopo quella stagione di stragi, cominciata il 12 dicembre 1969.

C’è qualcosa però in quella strage che non ho mai capito fino in fondo. La strage di Bologna non serviva più, l’Italia era già cambiata, avevamo già capito la “lezione”. Nel ’69 e negli anni immediatamente successivi la parte oscura del “potere” di questo paese – politici, militari, industriali, mafiosi – decisero di armare dei gruppi fascisti affinché in Italia ci fosse un clima tale da auspicare una svolta autoritaria o almeno da fermare la crescita di una cultura riformatrice. E così fu. Ma nell’80 non c’era più bisogno delle stragi.

stragebologna

Temevano che l’Italia potesse diventare troppo di sinistra? Era un timore infondato; poche settimane prima della strage questo paese aveva già dato prova della propria fedeltà all’alleanza atlantica, coprendo tutte le nefandezze che americani e francesi avevano commesso sui cieli di Ustica e gli euromissili a Comiso sarebbero stati installati comunque, nonostante le proteste del Pci di Enrico Berlinguer e di Pio La Torre. Volevano dare un segnale ai notabili democristiani? Sarebbe stato sufficiente ucciderne uno, come fece la mafia nel ’92 con Salvo Lima; e poi Aldo Moro era già morto, ucciso da altri, ma con la benevola complicità di questi pezzi oscuri dello stato. Per impaurire Nenni e quelli che avevano combattuto in Spagna e avevano fatto la Resistenza era stato necessario organizzare il golpe Borghese, ma per fermare quelli venuti dopo bastavano un po’ di soldi.

Chi ha deciso di colpire la stazione di Bologna ha voluto certamente colpire la città dei comunisti. Ma credo soprattutto sia stato animato da un odio profondo verso il popolo. Non è stata scelta a caso proprio la sala d’attesa di seconda classe, non è stata scelta a caso la data della strage. Erano i primi giorni di vacanza, la stazione era affollata – come sempre – di viaggiatori, ma soprattutto era piena di famiglie del popolo – operai, impiegati, studenti, gente normale insomma – persone che finalmente potevano permettersi una vacanza, magari breve, magari in carrozza di seconda classe, magari verso la solita pensione della Riviera, ma era una vacanza, qualcosa che solo fino a qualche anno prima si potevano permettere solo i ricchi. E a qualcuno dava fastidio proprio questa spensierata voglia di benessere. Io sono convinto che ci sia anche l’odio di classe dietro la strage di Bologna; anzi è proprio questo odio che ne spiega, in qualche modo, l’efferatezza.

E anche su questo purtroppo hanno vinto loro. Non usano più le bombe, non hanno più bisogno della manovalanza fascista, hanno imparato ad utilizzare sistemi più sofisticati – e apparentemente indolori – ma l’obiettivo è sempre quello: garantire i loro privilegi, le loro ricchezze, il loro potere, contro di noi. E, con tutta evidenza, ci stanno riuscendo, dal momento che si allarga la forbice tra i pochissimi che hanno molto, sempre più, e i moltissimi che hanno poco, sempre meno. E perché si restringono gli ambiti della democrazia, in Italia come nel resto d’Europa.

Hanno vinto loro perché sono riusciti, anche grazie a quella strage, a far sì che il nostro paese fosse come loro volevano diventasse. Per questo io non credo a quelli che dicono che bisogna superare quegli anni, che bisogna arrivare a un clima di pacificazione. Io non credo alla pacificazione e personalmente non la auspico: io “quelli” voglio continuare a detestarli, a odiarli, anche per quello che hanno fatto 34 anni fa alla stazione di Bologna.

Il 2 agosto non sarò a Bologna, non ci vado da diversi anni, ma il mio pensiero va a quelle persone. Per chi non crede – come me – leggere la lista dei nomi, ripeterli ogni anno, ogni volta che si passa per quella stazione e si ha il tempo per sostare qualche minuto davanti a quella lapide, è una sorta di preghiera laica, la preghiera della memoria.

lapide-bo1

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