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Personaggio, sost. m.

Questa parola ha una storia etimologica molto interessante. Personaggio deriva infatti da persona. Gi antichi romani usavano questa parola per indicare la maschera di legno indossata sempre in scena dagli attori nelle tragedie e nelle commedie, sia greche che latine. Persona deriva infatti dal verbo per-sonare, ossia risuonare a traverso, perché la bocca era realizzata in modo tale da amplificare il suono della voce, una cosa indispensabile vista la maestosità dei teatri antichi e la necessità di raggiungere anche le ultime file del pubblico, dove si assiepavano i poveri.

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Le maschere inoltre, con i tratti del viso enfatizzati, quasi come in una caricatura, servivano a far capire immediatamente al pubblico il carattere del personaggio sulla scena: lo sciocco, il vecchio avaro, l’innamorato e così via. Il significato attuale di persona ragguardevole e di prestigio, degna di ammirazione e di stima, deriva comunque dal francese personnage.

Mi pare che uno dei segni più evidenti del declino, temo ormai inesorabile, della nostra società sia proprio il fatto che non esiste più alcun criterio per definire chi sia un personaggio e chi non lo sia, chi sia tale perché degno della nostra stima e chi no.

Schettino è un personaggio? No, almeno non dovrebbe esserlo. È una persona coinvolta in una tragedia, in cui sono morte molte persone, e la giustizia dovrà decidere con che grado di responsabilità. Ovviamente Schettino ha tutto il diritto di raccontare la sua versione della storia, di difendersi da un’accusa così pesante; fino a quando la sentenza non sarà emessa ha anche il diritto di andare in giro, perfino di partecipare a delle feste, se qualche suo amico lo invita o di andare a fare un giro in barca. Non credo però sia un nostro diritto essere costantemente informati sui suoi spostamenti, sapere dov’è e con chi è; e quindi non è un dovere dell’informazione darci queste notizie.

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Il problema infatti non è Schettino, ma le persone che vogliono essere dove c’è lui, che hanno l’ambizione di farsi una foto con lui, che si vantano di averlo conosciuto, che lo considerano appunto un personaggio. O peggio quell’insegnante dell’università di Roma che lo ha voluto invitare al suo corso, immagino proprio in ragione del suo essere un personaggio; e temo che a quella lezione ci siano andati più studenti del solito proprio perché era stato invitato quel personaggio e non uno sconosciuto pompiere, che credo avrebbe potuto parlare del tema della gestione del panico con maggior competenza.

Il tema è proprio questo. Oggi si diventa un personaggio indipendentemente da qualsiasi talento, da qualsiasi capacità, anzi pare che a volte saper fare qualcosa sia considerato un limite. Basta essere il fratello di…, la fidanzata di…, il compagno di banco di… per poter assurgere al rango di personaggio, per poter diventare l’ospite di un reality o di una qualsiasi trasmissione televisiva, per poter essere conosciuto e riconosciuto, alimentando in questo modo questa forma malata e perversa di notorietà. Un perfetto sconosciuto, senza alcun merito, indossa la sua maschera di legno e se ne sta fermo li, senza muoversi e senza parlare. E scrosciano gli applausi del pubblico, dalle prime alle ultime file.

Non so se Schettino abbia una figlia, ma se l’avesse potrebbe benissimo anche lei diventare un personaggio, fare qualche comparsata televisiva, diventare ospite fissa del circo dei talk show, presentandosi dapprima proprio come la figlia di Schettino, e quindi godere dei selfie degli ammiratori, che in pochissimo tempo non ricorderebbero neppure più il motivo per cui è diventata un personaggio; è lì in televisione e tanto basta. Sarebbe in breve un personaggio in sé, e poi magari ci sarà qualcuno che inviterà Schettino non in quanto Schettino, ma in quanto padre della figlia di Schettino, perché ormai ci saremo dimenticati del disastro della Concordia, che ha perso ogni interesse, dopo il viaggo avventuroso fino al porto di demolizione. E così via, in un declino senza fine.

E così sono diventati personaggi tutte queste mezze figure, persone senza arte né parte, vere teste di legno, per tornare alla nostra etimologia. E insieme a questi ci sono i criminali più o meno comuni. Perché il delitto è l’altro modo sicuro per diventare un personaggio, anzi più efferato è il crimine più il criminale può sperare di essere ospitato nelle trasmissioni con maggior audience e quindi finalmente assurgere all’empireo dei personaggi. È un personaggio Annamaria Franzoni? No, ovviamente, anzi, al di là della pena, su cui devono decidere altri, l’unica cosa a cui tutti noi la dovremmo condannare – anche se è detto che sia una condanna – è l’oblio. Esattamente il contrario di quello che avviene adesso.

La nostra società purtroppo non sa più cosa sia l’oblio; e ormai non sa più per cosa valga la pena essere ricordati.

E l’orchestra continua a suonare, senza neppure la consapevolezza che il Titanic sta affondando.

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