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Durante le ultime settimane, la cronaca politica sui quotidiani e nelle trasmissioni televisive verte solamente sull’abolizione o meno dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e di quanto questo atto legislativo possa rivitalizzare l’economia italiana.  Pertanto c’è una totale assenza nel dibattito politico e giornalistico del grave problema della mancanza di rappresentatività delle piazze autunnali, delle diverse manifestazione che si susseguiranno nelle città italiane nelle prossime settimane e mesi. Tralasciando quelle organizzate dai sindacati e da partiti politici, scenderanno in strada gli studenti ed insegnanti che contestano la riforma Giannini  e altre categorie di cittadini che protesteranno contro le politiche di austerity imposte dall’Europa agli Stati membri dell’Ue.

Il totale scollamento tra la politica parlamentare e i cittadini è sempre più chiaro e più visibile, la totale disillusione verso i partiti e la loro inefficacia nella risoluzione dei veri problemi dell’Italia, ha raggiunto livelli massimi. Il senso di frustrazione colpisce maggiormente l’elettore del Pd, teoricamente discendente del Pci, che scambia un diritto per un privilegio e che preferisce azzerare le tutele per tutti anzichè estenderle alle fasce non protette. Stiamo parlando dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, legge del 1970 e figlia delle lotte operaiste degli anni precedenti contro le condizioni di lavoro medievali che erano vigenti in Italia. Suddetto articolo, come gran parte degli esponenti politici e non dimenticano di ricordare, è stato già modificato nel 2012 dal Ministro Fornero, che ha stabilito che si possa licenziare per motivi economici ed il lavoratore licenziato poteva ricevere un indennizzo da 15 a 27 mensilità e non un reintegro .

12/10/2012 manifestazione studenti to / andreja retsek

Gli elettori e i sindacati riconducibili a quella parte politica si sono indignati ed espresso la loro forte contrarietà alle riforme annunciate dall’Esecutivo ma hanno tralasciato la modifica, votata anche dal Pd, fatta durante il Governo Monti. Senza dimenticare la riforma Treu, del 1997, che ha sdoganato e legalizzato il lavoro precario rendendo fortemente flessibile l’occupazione. La base del Pd rimane immobile e inerme rispetto agli annunci renziani, assuefatta dal verbo dell’ex sindaco di Firenze, inebetita ed impaurita di contrastare un leader che ha portato al successo il loro partito.

evasione-fiscale-ballarò

Le piazze autunnali, non rappresentate politicamente, si “scontreranno” contro la quasi totalità dei partiti presenti in Parlamento, anche contro il M5s ,incapace di fare opposizione fuori dal Palazzo, e  Sel che si è rivelata spesso subalterna alle scelte del Pd. Il grave vulnus  democratico non potrà essere colmato solamente con manifestazioni “girotondine” oppure organizzate da associazioni extra-parlamentari, ma dovrebbe essere l’occasione di un riavvicinamento tra le fazioni che, in questi anni, hanno combattuto contro l’austerità e contro le riforme del lavoro che hanno precarizzato maggiormente l’occupazione e l’hanno ridotta a condizioni quasi medievali.

Sicuramente questo passaggio non sarà facile e istantaneo ma è l’unico rimedio democratico possibile contro la deriva liberista che ha avuto l’Italia dal 2008 in poi. Si deve cominciare a parlare di vera lotta all’evasione fiscale, con inasprimento delle pene per reati fiscali, lotta alla corruzione con leggi draconiane che prevedano la confisca dei beni ai corrotti ed ai corruttori, lotta alle organizzazioni malavitose, vero cancro dell’economia italiana, battaglie sui temi del lavoro, per ridare dignità e speranze ai giovani e ai meno giovani.

clau

Se non si farà nulla, se si continuerà a spaccare il capello, se si proseguirà a discutere e litigare su aspetti secondari, si consoliderà il potere renziano-berlusconiano e le minoranze parlamentari e saranno messe sempre di più nell’angolo, mistificati e derisi dall’informazione televisiva e dei quotidiani. Senza tralasciare la mancanza di credibilità politica che hanno i vecchi partiti della sinistra, con loro i rispettivi leader,  e il necessario cambio dei vertici, ormai da troppo tempo inefficaci e incapaci di progettare un nuovo modello politico. Vedremo nei prossimi mesi e settimane.

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